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Amici del vento
Se mille son le storie che il vento porta via,
questa è la nostra storia, generazione mia.
Venuti dall'inferno col fuoco nelle vene
innalzeremo al cielo le nostre catene
E torneremo Europa... lo promettiamo a te.
Europa torneremo uniti per te.
Svegliatevi fratelli, su, non dormite più,
giocatevi oggi stesso la vostra gioventù.
Se la maledizione ce la portiamo addosso,
la bruceremo insieme col primo straccio rosso.
E torneremo Europa.... lo promettiamo a te.
Europa torneremo uniti per te.
Se scioglieranno il nodo che oggi ci tiene uniti,
andremo in altri posti a costruire i nidi.
Ci bruceran le case ma che importanza ha,
in casa dei fratelli un posto ci sarà.
E torneremo Europa... lo promettiamo a te.
Europa torneremo uniti per te
Han fatto leggi e imbrogli per chiuderci la bocca,
dei nostri nomi il muro del carcere ribocca.
Ma mille volte mille il canto si udirà
di chi stasera canta la sua libertà.
E torneremo Europa... lo promettiamo a te.
Europa torneremo uniti per te
E mille braccia alzate il mondo rivedrà,
dentro alla mia bandiera una croce brucerà.
E tremeranno ancora i farisei di sempre
e i loro soldi allora non serviranno a niente.
E torneremo Europa..... lo promettiamo a te.
Europa torneremo uniti per te
E chi oggi fa il padrone domani striscerà,
lo troveremo allora a chiederci pietà.
Chi oggi ci disprezza, domani tornerà,
vigliacco come sempre, da noi con umiltà.
E torneremo Europa lo promettiamo a te,
Europa torneremo, uniti per te.
Su questa nostra terra un vento soffierà
e noi semineremo la nostra libertà
Lontano spazzerà i figli del tradimento,
ma noi saremo in piedi:
siamo "Amici del Vento".

RITORNO
Un giorno dopo l'altro e Carlono le foglie.
Autunno alla stazione, non c'è tua moglie.
Saluti i vecchi amici che han visto la battaglia,
ti muovi per le strade piano, piano
Sentirsi come un cane, di tuo una divisa,
due gladi ed il tuo onore, il cuore e una ferita.
Tornare dal deserto, sentirsi ancor più solo:
il vecchio bar dell'angolo, la chiesa rasa al suolo
E sguardi ostili intorno neppure una parola,
qualcuno che ti osserva
e già vorrebbe la tua gola.
E gli occhi di una donna che fissano pietosi
i vent'anni di chi ha perso
nei tuoi gesti un po' scontrosi.
perché i tuoi diciott'anni
li hai giocati con la morte
ogni giorno, ogni istante
hai costruito la tua sorte
Per difendere un'idea un onore calpestato,
perché chi tradì settembre
non sarà mai perdonato.
Continuano a fissarti dal fantasma di un portone
fai paura anche da vinto
son vigliacchi senza nome.
Perché ora che il tuo mondo lo han bruciato
gli imboscati tu ricordi ancora sogni
che non saran dimenticati
Ti sei portato dietro la tua primavera,
quegli anni ancora verdi nella tua camicia nera
Domani domani,
dovrai ricominciare a dimostrare
al mondo cosa è una fede vera
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Come spesso accade, iniziò
tutto per caso. A Milano, era l'anno 1975, il clima politico era particolarmente incandescente. Erano tempi di grandi passioni, di
tensioni ideali che spesso sfociavano in scontri di piazza. La
sinistra riusciva a mobilitare migliaia di giovani, cavalcandone una
protesta che sfogava la propria rabbia contro altri giovani, una netta
minoranza, ghettizzata con il termine "fascisti", isolati
culturalmente e perseguitati fisicamente. La lotta politica,
soprattutto nell'ambito giovanile, non era certo contrapposizione
d'interesse per la gestione della cosa pubblica, ma netta battaglia
ideologica, dove si confrontavano modi di essere, interpretazioni
della storia e delle vicende umane completamente opposti.
Carlo
Venturino, mio fratello, allora studente in medicina, iscritto in
passato alla Giovane Italia e in quel periodo membro dei circolo
culturale "Alternativa Nazionale", fondato dal profugo rumeno e
guardia di ferro Nicola Constantinescu, faceva parte proprio di quella
minoranza giovanile sopraddetta.
Le emozioni, le passioni, i dolori
che tale appartenenza generava, trovavano in Carlo la forma di
canzoni, che iniziarono a diffondersi nel circuito e nel giro degli
amici più stretti. Nacquero così canzoni come Noi [più conosciuta
come Ragazzo biondo, ndr], Nel suo nome, dedicata a Mikis Mantakas,
assassinato a Roma da un commando comunista, Vecchi Amici, Incontro e
Trama Nera. Nel febbraio 1976, a Torino, Carlo ricevette, da parte di
Ugo Martinat, l'invito a presentare in una serata pubblica quelle
canzoni assolutamente ignote ai più; così si organizzò una serata in
un locale notturno di Torino, di cui non ricordo il nome, con le
canzoni di Carlo, che si accompagnava con la chitarra. Le canzoni erano inframezzate da poesie e brani in prosa di autori
come Brasillach e
Solgenitsyn, letti da Alberto Clivati, giovane medico, anch'egli
aderente al circolo "Alternativa Nazionale". Carlo e Alberto vennero
accompagnati Torino da Guido Giraudo, nuovo adepto dei circolo,
proveniente dal Fuan di Milano. La serata fu un successo memorabile. Fu
proprio sull'onda di quel successo che nell'ambito del circolo si decise
di dare una struttura più completa a quella che, fino ad allora, era
stata un'esigenza dei tutto personale di Carlo. Nacque la voglia di far
politica - proprio perché la politica era vissuta in modo diverso -
più come posizione esistenziale che come burocrazia di partito; e la
musica permetteva di veicolare idee ed emozioni al d fuori degli
scherni usuali, favorendo aggregazioni e confronti. Si formarono cosi
gli Amici dei Vento, con Carlo autore dei testi e delle musiche, voce
solista e chitarra, Cristina Constantinescu, fidanzata di
Carlo,
vocalist, io, Marco - chitarra e, in un secondo tempo, autore di testi
e musiche, Guido Giraudo presentatore, commentatone e coordinatore
logistico dei gruppo. Attraverso una rete sotterranea di diffusione,
unica strada possibile vista la carenza di mezzi, l'ostracismo dell'ambiente
musicale e culturale dei tempo e la difficoltà anche fisica di
sopravvivenza (il primo tentativo pubblico di presentare un concerto a
Milano finì con l'esplosione dei locale e la distruzione della sede
del
nostro circolo ... ) le canzoni iniziarono a essere conosciute
nell'ambiente della destra e iniziarono i primi concerti in giro per
l'Italia. Contemporaneamente, l'esigenza che aveva portato alla nascita
degli Amici dei Vento divenne comune ad altre realtà italiane ed
iniziarono a fiorire altri gruppi musicali. Si generò così quel
fenomeno culturale noto come "musica alternativa", che ebbe il suo
ufficiale riconoscimento nel I Campo Hobbit, tenuto nel giugno del
'78 a Montesarchio, dove si diedero appuntamento, in
un'indimenticabile kermesse di due giorni, i primi gruppi musicali
della destra giovanile italiana. Campo Hobbit significò per gli Amici
dei Vento la possibilità di essere conosciuti in tutto il Paese, con
richieste di concerti provenienti un po' dappertutto: Palermo,
Messina, Ancona, Firenze, Roma, Lucca, etc.
La diffusione delle canzoni
rese indispensabile la loro veicolazione attraverso incisioni; e
grazie alla buona volontà di alcuni camerati di Cremona, in una
cascina della campagna lombarda, con mezzi assolutamente non
professionali, prese vita la prima musicassetta,
Trama Nera, che nel
giro di pochi mesi, grazie anche alla cassa di risonanza data dal
Candido, il giornale diretto da Giorgio Pisanò, di cui era
vicedirettore proprio Guido Giraudo, andò a ruba in tutta Italia. La
canzone Trama Nera vinse addirittura un premio come canzone più ascoltata
presso una radio libera di Milazzo, in Sicilia.
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