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COME IL VENTO
Anni di torpore anni di appiattimento una
generazione senza sentimento non ci sono slanci non c'è più tensione per
il combattimento non c'è più una ragione.
Il cancro consumista le menti
ha devastato giovani senz'ossa il solo risultato giovani perduti quanti
anni buttati signori del sistema non ci avete piegati.
Riaffiorano i
ricordi degli anni di passione ritorna il vecchio sogno per la rivoluzione.
La rivoluzione è come il vento la rivoluzione è come il vento.
Racconti
senza fine di gente che ha pagato non puoi mollare adesso la lotta a questo
stato.
La rivoluzione è come il vento la rivoluzione è come il vento.
Scontri nelle piazze con spranghe nella mano i rivoluzionari non son caduti
invano. Fuoco della rivolta sta bruciando ancora dell'insurrezione
risorgerà l'aurora tirannide borghese ancora poco tempo la rivoluzione
scoppia in ogni momento.
La rivoluzione è come il vento la rivoluzione è
come il vento.

STEPPA
Tu figlio d'Europa alza la tua testa dove vedi un
campo prima era foresta sotto questo ghiaccio i nostri passi congelati
restano le tracce dei nostri carri arnati sotto questa neve è qui che siamo
passati.
Quando è luna piena quando soffia il vento lungo quel sentiero potrai sentire
un canto un canto che racconta di quando siamo partiti andati per
combattere invisibili nemici lungo quel sentiero è lì che siamo passati.
Tra noi diverse lingue ma una sola tradizione tra noi diversi genti ma solo
una legione partiti in primavera di qui siamo passati i campi erano verdi
e gli alberi fioriti dietro quei monti è lì che ci siamo fermati
colpiti dall'inverno noi giovani soldati i cuori ci battevano nei carri
cingolati noi aquile d'argento noi, aquile ghiacciate ormai da quel
sentiero non saremmo più tornate
voi giovani d'Europa non ci dimenticate. |
Quattordici
canti dall'inferno: così si intitolava il libretto (clicca
qui) che accompagnava il nostro primo ed unico Cd "uscito
postumo" - è veramente il caso di dirlo - a più di cinque anni di
distanza dal nostro ultimo concerto dal vivo.
Una storia breve la nostra, durata lo spazio di soli due anni. Si
cominciò per caso: due "del Fronte" con capelli corti e grossi
scarponi ed un punk, tra affissioni, concerti e birrerie.
A quel tempo, musicalmente parlando, il "massimo della vita", specialmente
a Roma, era rappresentato da qualche volenteroso che impugnata la
chitarra a qualche raduno della Contea allietava il pubblico cantando
qualche pezzo, vecchio di dieci anni già allora. Spesso la gente
pretendeva di sentire la stessa canzone anche venti volte di seguito.
Beh, tra quei volenterosi c'erano anche quei due con i capelli corti!
(In fondo a certi di quei pezzi di alternativa eravamo attaccati pure
noi). E chi di note robuste provenienti dal Nord Italia ci convinsero
però molto presto ad accendere i nostri amplificatori e a dare vita a
qualcosa di più moderno e grintoso. Anno 1987: in molte sezioni il
rock era quasi bandito, salvo poi ascoltarlo di nascosto. Quel tocco
di ipocrisia che non è mai mancato nell'ambiente fu però travolto da
accordi duri e rabbiosi, che prendevano spunto molto più dai Motorhead
che non dai soliti cantautori nostrani. Fu così che nacquero gli
Intolleranza. Esaltazione, entusiasmo, incoscienza: questi gli
ingredienti di una ricetta unica che non ha mai concesso spazio a
fanatismi e nostalgismi di alcun tipo. Abbiamo sempre preferito farci
quattro risate piuttosto che diventare un gruppo duro e puro, serioso
e vestito di nero! Senza deciderlo a tavolino facemmo nostro il motto
"la forza attraverso la gioia". Gioia certo, d'altronde la musica era
per noi divertimento innanzi tutto, ma anche impegno e consapevolezza.
Come non ricordare il concerto per Alberto Giaquinto, quando in un
teatro di Campo de' Fiori, a Roma, accorsero trecento ragazzi per
sentire noi in concerto con Francesco e Alvise, mentre delle
diapositive venivano proiettate sullo schermo alle nostre spalle,
rendendo l'ambiente ancor piùinsieme a noi, in un concerto benedetto
da RadioRock ed osteggiato (invano) dall'autonomia? Come scordare le
mille sale prove più o meno scalcinate da cui, rozzo ma potente,
scaturì il suono Intolleranza? Come dimenticare i vari miniconcerti di
fronte a cinquanta fedeli sostenitori talmente scalmanati da
diventare, nelle occasioni più calde, un tutt'uno con la bandì In quei
due anni c'è proprio di tutto: dall'incoscienza giovanile fino alla
conclusione violenta di un'esperienza che ha trovato pace solo con la
pubblicazione di Tutti all'inferno.
Intolleranza
non è un episodio isolato, ma resta una tappa fondamentale di un
percorso che nasce dai raduni della Contea e, passando dai rac Veneti,
dalle sale prova e dalle] birrerie romane, arriva fino ai progetti
musicali intrapresi da ognuno di noi. Oggi che ognuno ha scelto la
propria strada, mettendo nel lettore quel Cd riviviamo per un attimo,
a migliaia di chilometri l'uno dall'altro, le sensazioni di gioia e di
allegria che hanno sempre caratterizzato gli Intolleranza. E quando
ascoltiamo i pezzi di Sottofasciasemplice, Complessodicolpa e
Londinium SPQR - nostri nuovi progetti indipendenti - ritroviamo un
pizzico di quello spirito che ha sempre contraddistinto Intolleranza.
La musica come mezzo per dare corpo a sensazioni, creatività, sogni,
rabbia e gioia. La musica come testimonianza, denuncia, festa o
celebrazione. La musica come mezzo per affermare, unire, suggerire,
ricordare. La musica che nasce più dal cuore che dalla testa e arriva
più lontano di centomila volantini. I due magici anni di Intolleranza
se li ricordano in molti!
Intolleranza 1997
testo tratto dall'Agenda Nazionalpopolare 1998 © Carlo Marconi Editore
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