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ITALIA
(dedicata ad Alberto Giacquinto)
Una storia diritta e pesante
che segue la
strada coperta di stracci la tua bocca veloce e furtiva che segna una
vita ancora da vivere e i tuoi amici che stanno tranquilli c'è tua madre
che ti porta il caffè Da domani sul muro il tuo nome ed in piazza il tuo
cuore
La partita al pallone e la scuola un sette in condotta e un tre
in religione un liceo tra i più caldi di Roma quest'anno sarò rimandato in
latino la domenica corri allo stadio e la sera con gli amici del
bar chi l'avrebbe mai detto che dopo ti avrebbero
ammazzato.
Italia i tuoi figli non hanno lacrime per
piangere Italia dimmi chi ti ha pagato per uccidermi il tuo potere Italia
non mi fa paura
E deserto la notte in bottiglia e la discoteca già
morta da un' ora i tuoi inutili giochi a quest'ora per spiegarle che in
fondo
le vuoi sempre bene il tuo ultimo bacio ed un ciao e le labbra più
calde di te oggi è morto un fratello domani saremo più forti
E le
auto bruciate e le mani una piazza sepolta da mille bandiere una donna che
piange e un corteo polizia a cavallo e una carica di yankees tutto a un
tratto il mio cuore non corre più guardo dietro e ti vedo per terra un
poliziotto ha colpito alla nuca un ragazzo che fugge.
Italia i tuoi
figli non hanno lacrime per piangere Italia dimmi chi ti ha pagato per
uccidermi il tuo potere Italia non mi fa paura
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"Ho cominciato a fare
canzoni molto prima che la musica alternativa nascesse ufficialmente.
Suonavo già da cinque-sei anni prima, solamente che non c'era
un'organizzazione, un movimento d'idee, di opinioni che mi
permettessero di poter fare qualcosa; non potevo fare dischi: a chi li
vendevo, a chi lì distribuivo?
Poi, ad un certo momento, ho visto che anche altri ragazzi come gli
Amici del Vento si stavano dando da fare. Però ho notato che erano
esclusivamente canzoni a sfondo politico, fatte apposta per "noi", per
i "nostri" sentimenti e quindi estranee ai sentimenti della gente, del
mondo che ci circonda, e questo è un neo.
Personalmente ho cercato invece di fare delle canzoni che
rispecchiassero il mondo di oggi, il lavoro, l'emigrazione, la scuola,
la famiglia, la donna, il femminismo, la società in generale,
cercando di dare un'ottica politica "nostra" a
tutte queste situazioni vissute in prima persona."
Da questo brano tratto da
un'intervista curata da Roberto Tundo su La voce del Sud nel lontano
'79, esce chiara la caratteristica fondamentale dell'autore di
"Cervello", "Ad un passo dal cielo c'è" e "Dettata da autentica
rabbia": la professionalità.
Nel panorama musicale di destra, i suoi lavori hanno sempre seguito un
percorso diverso da tutti gli altri, partendo appunto da un
presupposto di "qualità" che avvicinasse il più possibile la nostra
musica ai prodotti della scena musicale ufficiale, quella "ricca", per
intenderci. E questo percorso lui l'ha sempre seguito con caparbietà e
- è doveroso ricordarlo - pagando sempre di tasca propria, nel senso
letterale della parola: per produrre l'LP Cervello anticipò somme
notevoli per chi, come lui, aveva solo 23 anni e nessun lavoro che gli
consentisse esborsi simili.
I risultati furono
lusinghieri, se è vero come è vero che con le sue canzoni riuscì ad
arrivare più volte tra i primi classificati a "Cento
città", una manifestazione canora per cantanti "veri"
organizzata dalle radio libere di tutta Italia (oggi si dice
"private", guarda un po'). È stato forse l'unico ad avere il "pallino"
vero per la musica professionale, ma questo non deve stupire, visto
che la sua passione per la musica era cominciata diverso tempo prima
che cominciasse a scrivere canzoni politiche.
Andando a dare
un'occhiata alle riviste del periodo, da
Dissenso a Linea a
La voce della fogna, si nota infatti con
stupore l'organizzazione capillare (clicca
sull'immagine qui a destra per vedere un esempio) con cui aveva diffuso i suoi
lavori: più di cento negozi in tutta la Penisola
a vendere i suoi dischi, più di cento radio a trasmetterli
(incredibile, in particolar modo se si pensa alle possibilità dei
giorni nostri, anche dal punto dì vista della qualità professionale).
Tuttavia, e lui è sempre stato il primo a lamentarsene, la poca
lungimiranza di certi ambienti del partito fecero sì che
quell'appoggio sempre sperato non dovesse mai
realizzarsi.
Le grandi produzioni, le case discografiche, i circuiti radiofonici e
il resto non arrivarono mai, e intanto, con l'inizio degli anni
Ottanta e il cataclisma che si scatenò contro l'antagonismo di destra,
la stessa musica "nostra" perse di vigore (oltre a perdere un bel po'
di autori ed ascoltatori, per forza di cose...).
Dell'autentica rabbia di
quelle canzoni resta la sensibilità particolare di un cantautore, una
sensibilità che, attraverso i nastri ancora in circolazione, racconta
con una delicatezza non consueta nel panorama della musica cosiddetta
"alternativa" i sogni e i tormenti di un'intera generazione.
testo tratto
dall'Agenda Nazionalpopolare 1998
© Carlo Marconi Editore
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