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I
nipotini di Faccetta Nera
Et voilà,
la musica di destra. Quella «alternativa» e degli antichi
medievali, quella della Patria, la giovinezza e l'anticomunismo.
Quella dalla faccia «buona«, però. Che ha il volto rassicurante
di Leo Valeriano, cantautore di destra dal '65 e, come ci tiene a
sottolineare lui stesso, «grande amico di Paolo Pietrangeli».
Trentacinque anni di tradizione musicale, definita, con un po' di
enfasi, «canzoni d'amore per la lotta e di lotta per amore, che
verranno celebrati in un convegno («storico-scientifico»,
sottolineano i promotori) organizzato dall'associazione culturale
Don Chisciotte che si terrà oggi, sabato 7, alla ex-Sala stampa del
Giubileo, in via di Porta Castello. Un appuntamento di tale portata
non poteva sfuggire alle amministrazioni poliste locali. E così, la
presidenza del consiglio della Provincia di Roma e l'assessorato
alla cultura della Regione Lazio, hanno pensato bene di patrocinare
e promuovere l'evento. Anche con un contributo finanziario («abbiamo
ricevuto appena 5mila euro», si schermisce il vice-presidente del
consiglio provinciale, Massimo Bugli di An, uno degli entusiasti
organizzatori del convegno). Non è mancato neppure il patrocinio
della presidenza del Consiglio comunale di Roma, nella persona del
presidente Mannino (Margherita). La musica «alternativa» di
destra, spiega Massimo Bugli, nasce a metà degli anni settanta ma,
in realtà, le prime canzoni di destra vennero scritte già nel
decennio precedente con la tradizione cabarettiristica del Giardino
dei supplizi e del Bagaglino. Quello, per intenderci, di Pingitore e
Castellacci, quest'ultimo, morto appena due giorni fa. Il curriculum
dei due autori dei vari Biberon e Crème Caramel
(fulgidi esempi di satira politica dalla parte del potere) è, da un
punto di vista della «tradizione», esemplare. Il primo, direttore
negli anni '60 della rivista di estrema destra chiamata proprio Il
Bagaglino, autore di un'inquietante lettera aperta ad Aldo Moro
in cui era descritto, con dovizia di particolari, l'intero tragitto
che quotidianamente veniva percorso dal defunto leader Dc, e dalla
sua scorta, dalla sua casa della Camilluccia fino a Montecitorio.
Ufficialmente, era spiegato nella lettera, per metterlo in guardia
da eventuali pericoli o attentati. Questo, molti anni prima del '78
quando Moro fu poi rapito dalle Br. Il secondo, Castellacci, fu «soltanto»
uno dei tanti repubblichini di Salò. Sul Giardino dei supplizi,
invece, si può trovare tutto sul sito www.folgore.com. Vi si può
scoprire, ad esempio, che un convegno del genere era stato già
tenuto a Roma. Appena sei mesi fa, alla Sala Umberto. In
quell'occasione, però, tra una discussione sull'eredità del
Canzoniere di Europa e Civiltà ispirato ai canti del fascismo, e
una riflessione tra antichi miti medievali e la musica Oi degli skin,
tutto fu organizzato a spese proprie. Questa volta, a fare gli onori
di casa, ci saranno l'assessore regionale alla cultura, Luigi
Ciaramelletti, il consigliere comunale An Alberto Pascucci, il suo
collega Adalberto Baldoni, e i direttore del mensile della destra
sociale Area, Marcello De Angelis. Capostipite dei cantautori
«alternativi» è Leo Valeriano («Ho iniziato prima dei cantautori
di sinistra. Nel '65 ero sul muro di Berlino a cantare la mia Berlin»),
regista, pubblicista, musicista ed esperto in arti grafiche ha
suonato, recitato e debuttato con Oreste Lionello, Tony Cucchiara,
Gianfranco Funari e con Michele Guardì. Si segnala anche una sua
partecipazione al Cantagiro di Radaelli. I suoi testi, accompagnati
alla chitarra, sono tutti ispirati a tematiche epico-storiche e
all'impegno sociale («sono il corrispettivo di destra dei
cantautori di sinistra», dice di sé). Oltre alla vicenda personale
del tradizionalista Valeriano, ci sarà spazio anche per le
ricostruzioni storiche sugli anni della ghettizzazione e dei Campi
Hobbit, sul gruppo padovano di Protesta Nazionale degli anni '70 e
sui canti militaristi, anticonformisti e anticomunisti dei favolosi
anni '70. Il bilancio di cotanto impegno ha prodotto, in 35 anni di
«musica alternativa», oltre 100 tra gruppi e solisti e più di 750
canzoni. «Dopo questo convegno, contiamo di organizzare un concerto
per gennaio 2003», assicura Valeriano. Perché, nonostante tanta
produzione, le canzoni di lotta e d'amore non arrivano al grande
pubblico. Per questo il convegno. Dove i relatori si interrogheranno
sulle seguenti domande: «Quale futuro per la musica alternativa del
2000? E' necessario farla uscire all'esterno o tenersela stretta?
Perché nessun artista alternativo ha ancora sfondato tra il grande
pubblico? E perché i 99 Posse sì?». Ai posteri, l'ardua sentenza.
A coloro che saranno presenti al convegno, l'organizzazione promette
in regalo la compilation musicale Cantieri ruggenti.
GIANCARLO CASTELLI
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