Il primo cantante
"nostro" che ho scoperto è stato ovviamente
Leo
Valeriano. lo e mio fratello comprammo nel '74 un suo disco
ed imparammo Budapest, Berlin e tante altre che ancora ricordo
ma che è inutile elencare. Molto dopo scoprimmo un disco dei
Nuovo Canto Popolare. Ci faceva divertire l'ironia
antirepubblicana, visto che i componenti dei gruppo erano
nonarchici. Andavamo alla ricerca di qualsiasi incisione che
avesse un vago sapore di "nostro". Avevamo una specie
di complesso di privazione. Nati da una famiglia di artisti, con
un nonno celebre cantante lirico ed una educazione musicale che
partiva dall'infanzia, ci faceva morire questa apparente realtà
per la quale non ci fosse nessuno che mettesse in musica le
nostre idee e le nostre passioni. Conoscevamo tutti i cantautori
a memoria, canzoni che parlavano di padroni, di anarchia, di
proletariato eccetera. La musica era bella, ci piaceva e
ripetevamo le parole come se fossero canzoni in una lingua
straniera. Mi correggo: erano in una lingua straniera. Finimmo
per comprare anche un paio di dischi di cantautori francesi
"di destra". Imparammo a memoria anche le loro
canzoni, trovando che il francese riusciva ad essere così una
lingua più nostra di quella dei cantautori di sinistra. Il
primo cantautore di destra che conobbi in carne ed ossa, di cui
udii strimpellare i primi accordi, è oggi un artista di
successo. Certo, per avere il successo è dovuto uscire dal
ghetto. Si tratta di Sergio Caputo, fiduciario del Fronte
della gioventù dei liceo classico Mameli di Roma, che io
frequentavo. Cantava «Libertà, dove sei? Non sei certo più a
Berlino o Budapest..." o qualcosa di simile. Dopo qualche
anno - dopo che lui era sparito - risentii la stessa canzone
alla radio... purgata dei riferimenti politici. Che tristezza.
Ma Sergio in realtà è solo una povera vittima, una delle tante
vittime dell'antifascismo militante. Voleva cantare e suonare la
chitarra. Gli hanno detto che non poteva perché era fascista.
Così è stato costretto a fare di tutto per far dimenticare le
sue origini, per farsi perdonare di essere nato nel ghetto. Io
penso che in fin dei conti sarebbe stato più felice se avesse
potuto fare il suo lavoro senza abiurare i suoi vecchi amici e
le sue radici. Non era un simpatizzante qualsiasi, era lui che
teneva i corsi politici, che ci insegnava ad usare la
serigrafia. Poi d'improvviso è sparito. Sarà più felice oggi?
Chissà.
Ricordo il primo concerto della Compagnia dell'Anello a
Roma. Forse non si chiamava neanche cosi allora. Credo fosse il
'75. Erano tutti più o meno usciti di galera da poco. Chi per
incidenti, chi per ricostituzione o chissà cos'altro. Furono
una vera scoperta. Canzoni divertenti, orecchiabili, cantate con
entusiasmo e suonate con gusto. Me ne andai con quelle parole
che mi rintronavano nel cervello. "Signor brigadiere mi
sono difeso, erano in quattro ma uno l'ho steso". Parole
che forse oggi faranno sorridere qualcuno, ma che per noi
parlavano della vita vera, l'esperienza quotidiana. La Compagnia
cantava nella nostra lingua e - in maniera piacevole e
divertente - delle nostre tribolazioni quotidiane, dei nostri
drammi e delle nostre piccole manie. |